“Voglio dirvi la mia sul razzismo…”

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Se oggi ancora siamo costretti a scontrarci sul razzismo ,significa che ci troviamo nel mezzo di una catastrofe culturale.

La razza come categoria non esiste,la scienza ha parlato e parla chiaro.
Le razze esistevano solo nella mente disturbata di chi, ritenendo superiore la propria,aveva propositi di schiavizzazione e di annientamento delle altre.

Purtroppo non mancano tardivi e stupidi imitatori.
A Macerata un razzista con addosso il tricolore ha sparato su esseri umani per difendere la razza bianca.
Il silenzio assordante nell’immediato è stato più orribile di questo stesso atto e la flebile condanna delle forze democratiche, una risposta incommentabile.
“Abbassiamo i toni”, ha suggerito Renzi, invece di gridare da subito:”Matteo Salvini è il mandante morale di Luca Traini”.

Ovviamente il messaggio passato all’opinione pubblica è che l’accoglienza degli stranieri ha portato orrore nel nostro Belpaese.
È chiaro perché non l’abbia detto:in campagna elettorale e in un clima di paura per gli stranieri orientali e africani c’era il rischio di perdere un po’ di voti.

Questa è la catastrofe culturale.
Ma quando sono in gioco i valori fondamentali della nostra democrazia come l’uguaglianza,la solidarietà e la giustizia, si possono anche perdere dei voti.
Solo la Merkel di fronte ai profughi ha avuto il coraggio di dire :”Ce la faremo”, incontrando problemi all’interno del partito e mettendo in forse l’esito del voto.
Si può anche perdere,se quella sconfitta sarà comunque una vittoria dei valori,della dignità e dell’identità.

Chi evita il rischio e arretra, né vince né convince.

Perchè la catastrofe non sia definitiva c’è bisogno di una battaglia culturale che coinvolga e faccia maturare consapevolezza alla maggioranza del Paese.

Gli Italiani non hanno coscienza di appartenere ad una comunità.

Gli italiani ignorano di far parte di un sistema universale nel quale le responsabilità o irresponsabilità di ognuno non possono non modificare l’assetto e l’andamento di tutti e del sistema stesso.

Gli italiani sono ossessionati dal fantasma della paura perchè nella nostra cultura non si educano i figli a familiarizzare con la paura, ad accoglierla e ad affrontarla.

Ci viene insegnato fin da piccoli che la paura va combattuta,superata, eliminata o…evitata.

La paura  è un fatto intimo,privato, interno e personalissimo da conoscere, riconoscere e gestire

Invece fin da piccoli ci viene insegnato  che la paura va combattuta,superata, eliminata o…evitata.

Questo paradosso culturale ci fa  identificare la paura in un fantasma esterno, sempre.

Essa non  viene mai considerata come il prodotto della nostra trasformazione nevrotica di desideri non consapevoli.

Questo nemico esterno rappresenta un comodo bersaglio con cui prendersela sempre, ad ogni costo.

 

Per gli italiani, lacerati da insicurezze esistenziali, sociali e culturali, sempre sul punto di far esplodere la loro rabbia, l’arrivo dei “barbari” è stato un sospiro di sollievo: il “nemico” che covavano in corpo lo hanno trasferito fuori di sé, con gli esiti devastanti che sono sotto gli occhi di tutti.

Una volta il nemico lo trovavamo in patria : ricordate “Nordici vs sudici”?

Gli italiani hanno paura degli altri italiani da secoli, si sono sbranati in tante guerre civili grandi e piccole, poi è stato tutto più facile.

Bastano quattro vucumprà africani, un gruppo di zingari, pusher stranieri che fanno concorrenza ai nostrani e il gioco è fatto: ci si sente invasi! La profezia che si autoavvera!

In fondo è quello che seppur inconsciamente aspettavamo!

Per completare e aggravare lo stato di allerta, connaturato alla paura, si accresce a dismisura il numero degli stranieri che sono 6 milioni ma che si sbraita siano 15 milioni.

La coesione sociale quindi è fortemente compromessa, e non solo da oggi o da ieri e l’unica strada percorribile per poterla ristabilire è riconciliarsi con la cultura.

Si tratta di un obiettivo arduo da raggiungere, ma ben all’interno delle umane possibilità.

Il ruolo primario spetta alla famiglia, è in essa che si stabiliscono e rispettano i diversi ruoli, si creano le regole e si impara a rispettarle.

La famiglia aiuta l’individuo a strutturare una sua disciplina personale che lo faciliterà in un rapporto sfunzionale con la realtà.

E’ in famiglia che si impara l’amore per se stessi e per l’altro, che si acquisisce il sentimento della vergogna, della responsabilità per le proprie azioni e la possibilità di autodeterminarsi.

Un ruolo che integra e completa quello svolto dalla famiglia, nei tempi medio-lunghi, deve averlo la scuola, riscoprendo l’orgoglio di attiva ed energica agenzia di formazione.

Fin da oggi, che gli adulti leggano i giornali, leggano i libri!

Sfruttino la Rete per informarsi, ad esempio, sui rapporti dell’Istat e dell’Inps, da cui risulta che oltre 5 milioni e 200 mila immigrati lavorano e realizzano l’8% del Pil, pagano le tasse, mandano i figli a scuola, contribuiscono alla ricchezza nazionale e, quindi, anche a pagare le nostre pensioni.

L’integrazione e la convivenza sono processi difficili, complicatissimi, faticosi e spesso dolorosi ma non hanno alternative e creano nuove possibilità per crescere e migliorare.

Possono però diventare più facili se siamo in grado di riconoscere i veri nemici della nazione e del progresso: i mafiosi, i corrotti, gli evasori, gli speculatori, i politici incapaci.

Ma anche i nemici virtuali in un futuro più o meno vicino: chi non rispetta i più deboli ad ogni livello,chi di fronte ai più svantaggiati si volta dall’altra parte, i fautori del giustificazionismo genitoriale, chi non rispetta le regole.

 

 

 

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